Il marciapiede urbano è una miniera di esperienze inaspettate che non ci possono lasciare indifferenti. Lì possono accadere meravigliose sorprese, ma anche incontri spiacevoli.

Posted 29-10-2020/Un venerdì pomeriggio ero di ritorno a casa provenendo a piedi dal centro città di Palermo. Sul mio marciapiede c’era un cumulo di rifiuti attorno ai cassonetti preposti. Cose simili ne ho viste tante volte, cosa che uno ci fa poco caso. Sopra questo mucchio, però, ho notato questo Poster in primo piano gettato via, direi quasi “adagiato in bella vista”, compreso di vetro protettivo, in buono stato. La cosa mi ha subito un poco incuriosito. Per qualche istante mi sono fermato a osservarlo da vicino perché l’impressione che ricevetti in lontananza, al primo sguardo mi sembrava rappresentasse… due corpi nudi sdraiati sopra il materassino sull’acqua. Fortunatamente non era così, erano in costume da bagno e bikini. La cornice di legno era semplice, di poco valore, ma l’immagine rappresentava un momento sereno di due giovani dei tempi passati in una posa felice, rilassati a prendere il sole. Non ero per nulla tentato di appropriarmene perché non sentivo nessun bisogno di recuperare quell’oggetto. In fondo, che cosa avrei potuto farne? Colui o colei che l’ha buttato via, dopo averlo conservato per forse 50 anni (credo sia stata una foto anni ’70), perché l’ha fatto? Non si identificava più in quella felice e spensierata realtà? Chi erano i due soggetti: fratello e sorella, marito e moglie, o una coppia di giovani fidanzati? Perché disfarsi di un quadro in quel modo vistoso, lasciandolo intatto al suo “casuale” destino senza farlo a pezzi? Non nutriva il proprietario nessun legame affettivo con quell’oggetto decorativo o si trattava semplicemente di recuperare un poco di spazio nella sua casa? Il fatto era per me un poco intrigante, e gli interrogativi che vennero alla mia mente erano tanti. Quale sia stata la motivazione per quel gesto di abbandono non si sa. A me rimane solo fare delle supposizioni sull’accaduto; ciononostante, esso contiene una lezione di vita. Quale?

Sono un credente che legge la Bibbia da molti anni con grande interesse, ma sono anche un osservatore attento. Il quadro con la maxi-fotografia di cui stiamo parlando, trasmette un significato che va ben oltre al semplice oggetto abbandonato tra i sacchetti di rifiuti. Cosa voglio dire con ciò? La Bibbia, anch’essa la si ritrova qualche volta tra le immondizie e i rifiuti di questo mondo, quel libro che, purtroppo, molti ritengono superato, non più attuale, conviene quindi ignorarlo. Si sbagliano. Una volta di più essa ha pienamente ragione quando afferma: «Per tutto c’è il suo tempo…un tempo per conservare e un tempo per buttare via» (Ecclesiaste 3:1,6). Certo, dipende anche cosa si vuole conservare e poi buttare via, ma anche sapere la ragione perché lo si faccia. Ovviamente c’è una distinzione nel buttare via un paio di scarpe super usate e tra un quadro con una foto ricordo. Qui mi sorge spontaneamente un’ultima domanda: con quel gesto voleva il proprietario forse scrollarsi di dosso un ricordo conflittuale resosi insopportabile?

Dopo avere fatto lo scatto fotografico, mi sono allontanato, fermandomi a breve distanza per osservare cosa accadesse in quel punto in cui avevo appena fatto la scoperta. Nemmeno un minuto era trascorso, quando notai dopo di me un signore anzianotto che fece sosta di fronte al quadro e, come me, fece la stessa curiosa costatazione. Inchinandosi lentamente, prese tra le mani il quadro, lo guardò attentamente, ci pensò per qualche momento su cosa potesse farne…poi decise di prenderselo con sé, stringendolo in una mano. Dopo vidi l’ometto allontanarsi silenziosamente, sparendo al mio sguardo dietro l’angolo. Da quel momento in avanti che fine avrà fatto il Poster abbandonato e poi recuperato da quel ignoto passante?

Per la seconda volta pensai quanto fosse vero quello che Salomone diceva ancora nel libro dell’Ecclesiaste: «Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: … un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per amare e un tempo per odiare» (Ecclesiaste 3:1,7,8).

Odiare una persona, per un cristiano è peccato, ed egli sa che non deve farlo in nessun caso (Cfr. 1 Giov. 3:15: Chiunque odia suo fratello è omicida). Odiare può anche avere il significato di rifiuto, rigetto, respingimento, non accogliere un invito, un’offerta. Questo verbo necessiterebbe un altro serio approfondimento che potrei eventualmente considerare in una mia prossima riflessione.

©Pierluigi Luisetti