Un albero di ulivo simbolico.

Riflessione di Pierluigi Luisetti.

RESTI DI UN’ANTICA CIVILTÀ AD AGRIGENTO

Tempio della Concordia ad Agrigento

La Valle dei Templi. La foto sopra l’ho scattata personalmente nella Valle dei Templi ad Agrigento, in Sicilia. Mostra in primo piano un albero di ulivo secolare che se ne sta isolato, mentre poco dietro s’innalzano le antiche colonne doriche del Tempio della Concordia, eretto nel 440-430 a.C. Generalmente, il turista frettoloso è molto più interessato a guardare quelle opere imponenti e molto meno l’ulivo poco distante! In quel bellissimo luogo ci sono rimasti i resti di civiltà dell’antica Grecia, incorniciata da ulivi centenari come questo. Ogni anno, nel mese di febbraio, da quelle parti si festeggia la Sagra del Mandorlo in Fiore che dura per un’intera settimana.

L’albero di ulivo. Sappiamo che taluni esemplari in Italia hanno sopravvissuto il logorio del tempo e sono addirittura arrivati a raggiungere le quattro migliaia di anni! Sì, proprio così. Ci risulta che in Sardegna esiste a Luras, nella Gallura, un esemplare di olivastro di quest’età ancora in ottimo stato di vegetazione. Essendo da sempre legato alle superstizioni degli abitanti del luogo che lo hanno ritenuto un rifugio degli spiriti maligni, dobbiamo a lui forse la sua sopravvivenza? L’albero di ulivo è ricco di significati allegorici, soprattutto nei testi sacri, nella Bibbia. Anche dell’olio di oliva ci sono riportati numerosi testi biblici che fanno capo a degli insegnamenti spirituali e di culto, oltre all’uso alimentare e di combustibile.
Dimentichiamo per un momento la Sagra del Mandorlo in Fiore e torniamo ad osservare ancora una volta l’albero di ulivo nella Valle dei templi che sembra una splendida scultura che s’innalza con la chioma verso il cielo, quasi volesse raccontarci la sua vita tormentata! Quest’ulivo di Agrigento è di certo meno antico di quello sardo.

Mi permetto di dare una personale interpretazione allegorica sorta da questa fotografia: l’albero di ulivo solitario rappresenta la Chiesa di Dio che, dopo 2000 anni di innumerevoli prove, persecuzioni e grandi sofferenze su questa terra, è ancora salda e vivente. La sua ombra dà ancora ristoro e pace a quei pochi che vogliono sostarvi accanto (vedi foto). Al contrario, le cerimonie e i culti dedicati alle divinità del tempio della Concordia sono cessati da molti secoli; a noi resta quello che vediamo: un’attrazione turistica che fa stupore per le sue dimensioni.

Umanità senza speranza. Come ai tempi degli antichi greci e, dopo di loro i romani, ancora oggi le masse delle persone sono private di speranza e di forza spirituale vera, perché ignorano il vero e unico messaggio di salvezza contenuto nella Bibbia, rivelato all’umanità attraverso i suoi profeti e gli apostoli. Quando penso agli sforzi umani fatti nel passato per inventarsi una religiosità speculativa, non posso fare a meno di proporvi di seguito la lettura di qualche passaggio del libro Princìpi di educazione cristiana, dove l’autrice Elena White fa un’analisi accurata dei tempi passati e ne spiega la corruzione dei meccanismi sociali e religiosi. E oggi, come stiamo?

Princìpi di Educazione cristiana, Edizioni ADV, Firenze, 2002, pp. 45,46.

Quando Gesù venne sulla terra, l’umanità sembrava essere scesa al suo livello più basso; le fondamenta della società erano indebolite. I giudei, privi del potere della Parola di Dio, offrivano al mondo tradizioni e speculazioni. L’adorazione di Dio in spirito e verità era stata sostituita dalla glorificazione degli uomini in un ciclo interminabile di cerimonie e riti umani. In tutto il mondo ogni sistema religioso stava perdendo la sua presa sulla mente e sullo spirito. (…) Praticamente tutte le religioni accettarono l’idea di un sistema di ricompense basato su osservanze. I fedeli cercavano con doni e cerimonie di propiziarsi la divinità e assicurarsi il suo favore per ottenere privilegi personali. (…) Al genere umano rimaneva solo una speranza: che in questa massa di elementi corrotti e discordi fosse immesso un lievito nuovo; che fosse offerta all’umanità la potenza di una vita nuova; che la conoscenza di Dio potesse essere ristabilita nel mondo.

Cristo Gesù venne per ripristinare questa conoscenza, per eliminare il falso insegnamento in base al quale quelli che dicevano di conoscere Dio lo avevano invece falsamente presentato. Egli venne per rendere chiara la natura della sua legge e per rivelare nel proprio carattere la bellezza della santità. Gesù venne nel mondo con tutto l’amore dell’eternità. Mostrò che la legge di Dio è una legge d’amore, un’espressione della sua bontà. Egli dimostrò che nell’ubbidienza ai suoi princìpi sta la felicità del genere umano, e con essa la stabilità, fondamento e struttura della società umana.

Gli Avventisti del Settimo Giorno, da sempre qualificati come attenti studiosi delle profezie bibliche, soprattutto quelle del profeta Daniele e quelle dell’Apocalisse di Giovanni, possiedono quindi una visione più ampia degli avvenimenti storici avvenuti nel passato, di quelli in corso e di quelli che devono ancora accadere. Con ciò, essi non fanno altro che seguire con attenzione l’esortazione ispirata dell’apostolo Pietro come è scritto nella sua seconda epistola.

«Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori. Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo» (2 Pietro 1:19-21). FINE.

L’albero del ristoro

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© Pierluigi Luisetti