Commento di P. Luisetti.  Mi sento onorato di offrire ai lettori la primissima traduzione in italiano dell’autobiografia di Ramón Monsalvatge, poiché la sua lettura mi ha molto colpito. Credo che potrà fare vibrare altri molti cuori nella scoperta di nuove verità.

Queste memorie, oltre ad essere molto personali, raccontano un capitolo importante della storia della religione e delle lotte di competizione tra le due ideologie religiose contrapposte nella prima metà del XIX secolo, prevalentemente in Spagna e in Francia. Variegati episodi ripercorrono pure l’atteggiamento persecutorio attuato dagli ecclesiastici di fede cattolica (curati, frati, vescovi) contro i colportori protestanti per impedire ai loro fedeli di acquistare una Bibbia o un Vangelo nella loro lingua. L’opposizione era sempre la stessa: i loro libri venivano etichettati come “libri cattivi”.

In sostanza, l’autobiografia ripercorre i primi 30 anni del nostro personaggio sino all’arrivo di R. Monsalvatge il 3 gennaio 1845 a New York, dopo una lunga traversata atlantica, provenendo da Ginevra. Dapprima lavorò alle dipendenze della “Foreign Evangelical Society”, che lo impiegò come suo agente nella diffusione della Parola stampata in spagnolo presso i suoi connazionali in alcune grandi città americane, come New Orleans, New York, Boston, Philadelphia. Nel Texas lavorò per cinque anni nelle città di San Antonio e Brownsville. La sua successiva intensa attività missionaria si estese nel continente sudamericano in Colombia, Venezuela e in altre nazioni. Della sua opera conosciamo in maniera frammentata solo ciò che scrisse attraverso i regolari rapporti epistolari che era tenuto ad inviare alla sede centrale di New York. Nell’Appendice si può leggere uno di questi rapporti missionari scritto nel 1855 da La Guaira, la cittadina portuale del Venezuela, situata a circa 20 km a nord di Caracas.

A mio avviso, il passaggio biblico che si applica pienamente all’esperienza fatta da Ramón Monsalvatge nel corso del suo avventuroso cammino di fede, si collega alle parole di San Paolo in 2 Timoteo 4:7,8: «Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione».

Purtroppo, ovunque nella rete, non mi è stato possibile trovare qualche foto o ritratto del nostro personaggio. L’unica foto reperibile è quella della sua tomba!

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LA VERITÀ DELLA NOCE
La scenetta è vera e si svolge a metà dell’800 in Germania. Un prete cattolico tedesco salì sul pulpito della sua chiesa con in mano una noce in guscio, per evidenziare un insegnamento. Mostrandola ai fedeli disse che il guscio non ha sapore, è immangiabile e senza valore: rappresentava la chiesa di Calvino. La pellicina del frutto della noce è disgustosa, amara, pure senza valore: rappresentava la Chiesa luterana. Infine, per mostrare le virtù della Chiesa cattolica spaccò la noce: dentro era tutta marcia! (Adattato da American Protestant Magazine, giugno 1845).
«Poi udii un’altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi; perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità». (Apocalisse 18:4-5)

© P. Luisetti