Introduzione di Pierluigi Luisetti.
Quali manoscritti più antichi della Bibbia esistono oggi?

Questa è la domanda che molti cristiani, e non solo, si pongono legittimamente. A parte la sensazionale scoperta dei Rotoli del mar Morto avvenuta nel 1947 di cui se ne parla spesso oramai in varie circostanze, credo e penso che saranno pochi quelli che abbiano sentito parlare di Konstantin Tischendorf, questo studioso tedesco vissuto nel 19mo secolo (1815-1874). Personalmente, già una quarantina di anni fa, avevo letto sul suo conto alcune cose che mi affascinarono. In questi giorni mi sono proposto di riprendere in esame alcuni altri dei suoi scritti pubblicati in tedesco a suo tempo in Germania. Oggi, per nostra fortuna, molti di questi originali si possono consultare e restano disponibili a tutti gratuitamente in formato digitale attraverso le varie biblioteche preposte. Un ottimo sito che frequento spesso nelle mie ricerche è la BSB (Bayrische Staatsbibliothek digital). Navigando tra le pagine di questo sito mi è stato possibile risalire facilmente a quei volumi che maggiormente sono oggetto del mio interesse, nondimeno avvantaggiato dalla mia conoscenza della lingua tedesca.

Per non complicare troppo la comprensione dei fatti avvenuti a Tischendorf, ritengo che per il grande pubblico sia più opportuna la lettura di un articolo che ho tradotto dall’inglese su MINISTRY del 1982. L’autore è Siegfried Herbert Horn (1908-1993). Egli è stato decano e professore di archeologia e storia dell’antichità al Theological Seminary Andrews University, Berrien Springs, Michigan, America. Spero che esso possa trasmettervi quei nuovi impulsi o stimoli di cui oggi abbiamo tanto bisogno.    Fine introduzione di P. Luisetti.

TISCHENDORF E IL NUOVO TESTAMENTO di S. Horn

Konstantin von Tischendorf (1815-1874) Universitästbibliothek Leipzig © 2011

“Ho di fronte una missione sacra, la lotta per riguadagnare la forma originaria del Nuovo Testamento”. Queste furono le parole scritte da Konstantin von Tischendorf alla sua fidanzata nel 1842. Tischendorf, all’età di soli 27 anni era un giovane assistente all’università di Lipsia, Germania. Quando morì circa 33 anni più tardi, il suo necrologio commentava che nessun individuo prima di lui aveva fatto di più a favore del Nuovo Testamento dal tempo in cui gli originali degli apostoli furono stati scritti. Considerando quest’affermazione, ci si può chiedere in che modo Konstantin von Tischendorf abbia potuto dare un contributo così eccezionale a sostegno del Nuovo Testamento.

Negli anni in cui il giovane Tischendorf era uno studente di teologia, l’autorità e l’autenticità del Nuovo Testamento in Germania erano sotto attacco come mai prima di allora. Illustri teologi erano convinti che stessero servendo la causa della verità sottoponendo le fonti della fede cristiana per un’indagine critica più rigorosa. Il risultato è stato, ad esempio, che l’apostolo Paolo era considerato l’autore di solo quattro dei libri che portano il suo nome, mentre per gli altri si pensava fossero stati prodotti da autori anonimi secoli più tardi. Inoltre, molte delle storie sulla vita e il ministero di Gesù trovate nei Vangeli sono state respinte come leggende; in particolare il Vangelo di Giovanni era dichiarato essere uno scritto risalente ad un periodo in cui i relativi fatti su Gesù erano stati da lungo tempo dimenticati. Il giovane Tischendorf, un uomo profondamente religioso e addolorato per questa situazione, sentiva il bisogno di collocarsi in difesa del Nuovo Testamento. In primo luogo necessitava trovare una solida base, vale a dire un testo greco quasi identico all’originale che sarebbe potuto essere accettato anche dagli studiosi inclini alla critica. Questo caso non era accaduto nei primi anni del XIX secolo. Anche se più di quattromila manoscritti del Nuovo Testamento greco erano allora conosciuti esistenti nei monasteri e nelle biblioteche, questi erano per lo più copie risalenti al Medioevo e contenevano molte migliaia di varianti. Per questo motivo molti studiosi conclusero che non c’era modo di scoprire quello che gli scrittori originali della Bibbia in realtà avessero scritto. D’altra parte, gli studenti conservatori della Bibbia sostenevano che Dio aveva steso la sua mano proteggendo la sua Parola, ma non avevano la prova che la Bibbia era stata fedelmente trasmessa attraverso i secoli senza avendone sperimentata la corruzione.

Il primo Nuovo Testamento greco disponibile in quel momento era il Codex Alexandrinus (simboleggiato dalla lettera A) del British Museum, che diversi editori del testo greco del Nuovo Testamento avevano consultato fin da quando era arrivato in Inghilterra nel 1627, e che era stato completamente pubblicato dal XVIII secolo in avanti. Tuttavia, questo manoscritto del V secolo d.C. restava però ancora una debole testimonianza del testo originale della Bibbia se si considera che i libri del Nuovo Testamento furono tutti scritti durante il primo secolo. Inoltre, il Codex Vaticanus (B), un manoscritto della Bibbia del IV secolo, si trovava nella Biblioteca Vaticana almeno dal 1481, da quando apparve per la prima volta nel catalogo della biblioteca. Questo manoscritto però non era mai stato messo a disposizione degli studiosi esterni ed era ancora inaccessibile per loro nella prima metà del XIX secolo.

Infine, la Biblioteca Nazionale di Parigi possedeva un manoscritto frammentario della Bibbia del quinto secolo, il Codex Ephraemi (C). Tuttavia, quel manoscritto era apparentemente di nessun valore, poiché era un palinsesto, il che significa che le pagine erano state utilizzate due volte, prima per una composizione e in un secondo momento era stato lavato in modo che il materiale di scrittura, in questo caso la costosa pergamena, fu utilizzata per un altro lavoro letterario. Avvenne che la composizione originale del Codex Ephraemi, inizialmente un testo della Bibbia greca, era stato successivamente cancellato e sostituito da sermoni di San Efrem di Siria. Così profonda era stata l’opera di cancellazione che il direttore della Biblioteca Nazionale di Parigi disse che nessun uomo mortale sarebbe mai stato in grado di decifrare questo codice.

Diventa evidente che Tischendorf aveva davanti a sé un compito gigantesco nel suo desiderio di ricostruire il testo originale greco del Nuovo Testamento, in considerazione del fatto che solo le copie di tarda datazione della Bibbia erano a sua disposizione e che migliaia di noti manoscritti biblici sarebbero dovuti essere consultati e ordinati per tale scopo. Tutti quanti, con l’eccezione del Codex Vaticanus, che è rimasto inaccessibile, sono stati prodotti dopo che la fede cristiana diventò una religione di Stato e il testo biblico aveva raggiunto quella forma fissa per cui era stato pensato, ma in qualche modo corrotto. Tischendorf, lavorando giorno e notte con tutte le pubblicazioni dei manoscritti disponibili in quel momento, pubblicò nel 1840 la prima edizione del suo Novum Testamentum Graece. Questa era superiore a qualsiasi altro Nuovo Testamento Greco esistente dato alla stampa, facendo sì che il vescovo luterano Draseke lo chiamò “l’immortale fondamento letterario di Tischendorf”. Durante la sua vita altre sette edizioni sono state pubblicate di questo Nuovo Testamento Greco; per molti decenni è rimasto il fondamento di tutto il lavoro accademico sul Nuovo Testamento. Tuttavia, Tischendorf sentiva il bisogno di localizzare dei manoscritti biblici precedenti a quelli già noti e di pubblicarne un altro qualsiasi che non era ancora diventato disponibile al mondo accademico. Dal momento che era impossibile per lui avere accesso al Codex Vaticanus, un testo  di un centinaio di anni più vicino all’età apostolica, cioè il più antico manoscritto disponibile allora, si recò a Parigi per esaminare il Codex Ephraemi e vedere personalmente se non fosse stato possibile decifrare il testo greco di fondo che era stato cancellato, nonostante il fatto che ogni studioso che si era cimentato su di esso aveva dichiarato di essere indecifrabile.

Nell’autunno del 1840 fece un viaggio a Parigi dove gli fu concesso il permesso di studiare il suddetto manoscritto. Fortunatamente Tischendorf possedeva gli occhi di un’aquila e una quantità incredibile di pazienza che ben gli servirono nel suo lavoro di leggere e decifrare antichi manoscritti. Per più di due anni Tischendorf stava seduto a un tavolino davanti a una finestra durante ogni ora che la biblioteca era aperta decifrando le deboli tracce degli antichi caratteri greci. Lettera dopo lettera, parola dopo parola è stata accuratamente esaminata, e tutte le possibilità sono state testate fino a quando egli era convinto di sapere ciò che il testo originale volesse dire. Quando lasciò Parigi nel 1843, portò con sé una copia di quel prezioso manoscritto della Bibbia risalente al V secolo. Vorrei inserire qui una mia breve esperienza. Nell’estate del 1958, ho avuto l’opportunità di trascorrere una mezza giornata con questo prezioso manoscritto, il Codex Ephraemi, nella Bibliothèque Nationale di Parigi. Desideroso di ottenere un’impressione personale della qualità del lavoro di Tischendorf, avevo fatto diversi tentativi falliti nell’esaminare questo codice. Infine ho ricevuto il permesso del direttore di gestire la cosa per un giorno intero. Il segretario personalmente mi ha portato il manoscritto e mi fece sedere allo stesso tavolo di fronte alla finestra, dove si dice Tischendorf avesse lavorato per più di due anni. Ero molto eccitato nel manipolare i fogli di pergamena di quest’antica Bibbia confrontando il manoscritto reale con il grande lavoro pubblicato da quest’uomo. Devo ammettere che la mia ammirazione per il lavoro di Tischendorf è aumentata a dismisura in quelle ore.

Pochi mesi dopo che Tischendorf aveva lasciato Parigi, pubblicò la sezione del Nuovo Testamento del Codex Ephraemi. La realizzazione di questa inaudita opera stabilì la sua fama come un’autorità nel campo degli studi biblici testuali. Con entusiasmo le biblioteche gli aprirono le loro porte, e lui fece prontamente uso di queste opportunità per visitare nei prossimi mesi le biblioteche della Svizzera, di Venezia, Milano, Torino, Modena, Firenze e Napoli. Alla fine è venuto a Roma e, munito di lettere di raccomandazione del principe Giovanni di Sassonia e l’arcivescovo di Parigi, si è presentato in Vaticano. Fu ricevuto da Papa Gregorio XVI, il quale aveva già sentito parlare della fama del giovane studioso. Avendone ricevuta l’autorizzazione dopo una certa riluttanza, intraprese un certo lavoro di consultazione sul Codex Vaticanus. Tuttavia, dopo solo sei ore di lavoro con il famoso manoscritto questo permesso gli è stato ritirato. Non è noto il motivo per cui il Vaticano era stato così riluttante a lasciare Tischendorf pubblicare questo testo biblico per il quale i teologi cristiani in tutte le parti del mondo erano in attesa. Alcuni hanno pensato che il cardinale Mai, in quel momento essendo il bibliotecario della Biblioteca Vaticana, avesse voluto pubblicarlo lui stesso, mentre altri hanno ipotizzato che le autorità vaticane avevano paura che questo noto testo biblico più antico potesse contraddire la traduzione cattolica ufficiale, la Vulgata, e quindi, eventualmente, creare problemi dottrinali. Qualunque siano state le ragioni, Tischendorf è stato costretto ad aspettare pazientemente per altri venti anni prima che gli fosse finalmente permesso di studiare ed eventualmente pubblicare il Codex Vaticanus.

Monastero di Santa Caterina ai piedi del monte Sinai. Fonte foto: L’eco di San Gabriele

La scrittura greca consiste di lettere maiuscole l'una accanto all'altra senza alcun segno di separazione, la cosiddetta interpunzione o punteggiatura.

Il Codex Sinaiticus. Fu scoperto dal filologo Tischendorf nel 1859

Nella primavera del 1844, Tischendorf fece il primo dei suoi tre viaggi in Medio Oriente alla ricerca di antichi manoscritti, raggiungendo il monastero di Santa Caterina al Monte Sinai dopo un giro di dodici giorni a dorso di cammello dall’Egitto. Perché quel monastero isolato nel deserto del Sinai lo attraeva così tanto? Perché era l’unico monastero paleocristiano che sin dalla sua fondazione operata dall’imperatore Giustiniano nel 530 d. C. non aveva subìto distruzioni, né fuochi accidentali, né violenze da atti di guerra. Queste ragioni motivarono Tischendorf a credere che le prime copie di Bibbie scritte a mano avrebbero dovuto avere una maggiore possibilità di sopravvivenza in questo monastero che altrove. Tuttavia, una ricerca accurata di diverse settimane nella biblioteca del monastero lo portò a risultati deludenti. Dopo la sua ricerca attraverso molte centinaia di preziosi manoscritti in possesso della biblioteca, egli non riusciva a trovare una copia di una delle prime Bibbie in mezzo ad essi. Tuttavia, alla fine del suo soggiorno, scoprì 129 grandi fogli di pergamena di un manoscritto biblico in un grande cestino contenente materiale scritto, ma scartato per essere utilizzato come combustibile. Questi fogli, datati da lui al IV secolo, contenevano varie parti dei libri dell’Antico Testamento.

I monaci gli diedero quarantatré di questi fogli come un dono e mantennero per sé ottantasei fogli, dopo aver appreso che erano estremamente preziosi. Dopo aver lasciato il monte Sinai, Tischendorf depose questi quarantatré fogli manoscritti della Bibbia del IV secolo appena scoperti, nella biblioteca dell’università di Lipsia, li pubblicò nel 1846 senza rivelarne il loro luogo di origine per impedire a chiunque di tentare di acquistare i restanti ottantasei fogli. Nel mese di febbraio del 1853 Tischendorf era di nuovo nel monastero di Santa Caterina, con lo scopo di acquisire questi ottantasei fogli, ma non è riuscito a scoprire nulla di ciò che era accaduto loro dopo la sua partenza nove anni prima. Il suo terzo e ultimo viaggio per il Medio Oriente fu il 31 gennaio 1859. Questa volta fu accolto dai monaci del Sinai come l’inviato ufficiale dello zar Alessandro II di Russia, essendo considerato dai monaci il loro potente protettore e speciale benefattore.

Purtroppo l’esperienza della sua seconda visita del 1853 si riprodusse ugualmente: tutte le indagini di Tischendorf lo portarono al nulla. Tuttavia, alla vigilia della sua partenza, il 4 febbraio 1859, fece la più grande scoperta della sua vita. Come risultato di una conversazione con l’economo del monastero, apprese che questo giovane greco aveva una Bibbia manoscritta nella sua cella. Ansioso di vederla, gli fu mostrato una pila di 346 fogli di pergamena avvolti in un panno rosso. Sbalordito con stupore e gioia, scoperse che questa pila di fogli conteneva non solo i tanto cercati ottantasei fogli che furono salvati da una distruzione di fuoco circa 15 anni prima, ma anche il Nuovo Testamento per intero, parti di diversi libri dell’Antico Testamento, una copia della Lettera di Barnaba non canonica, così come il Pastore di Erma, entrambi  prime opere dell’era cristiana. Infatti, la scoperta della Lettera di Barnaba è stata di grande importanza per gli storici della Chiesa, dal momento che era conosciuta solo da copie molto imperfette fino a quel momento. Tischendorf diede a questo famoso manoscritto della Bibbia, noto da allora come il Codex Sinaiticus, il simbolo [Aleph], la prima lettera dell’alfabeto ebraico. Poiché tutte le prime lettere dell’alfabeto romano erano già state utilizzate come simboli per designare altri manoscritti della Bibbia, e perché considerava il Codex Sinaiticus come troppo importante per ricevere una lettera su tutta la linea dell’alfabeto romano, gli diede questa lettera iniziale dell’alfabeto ebraico.

Il 28 settembre 1859, ebbe luogo la presentazione del manoscritto di Tischendorf in una solenne cerimonia nella residenza arcivescovile al Cairo e, quasi due mesi più tardi, il 19 novembre 1859, Tischendorf mise nelle mani dello zar Alessandro II a San Pietroburgo questa preziosa Bibbia (Leningrado ora). Nel 1862, Tischendorf la pubblicò in quattro enormi volumi stampati in fac-simile. Nel 1933 il governo sovietico vendette il manoscritto per 100.000 sterline alla Gran Bretagna. Da quel momento è stato posto a fianco del Codex Alexandrinus al British Museum di Londra. Lo studio del Codex Sinaiticus, il manoscritto della Bibbia un centinaio di anni più vecchio del più antico manoscritto della Bibbia disponibili in quel momento, ha dimostrato che il suo testo, in tutti gli elementi essenziali, era praticamente identico al testo greco in uso della Bibbia, e ha dimostrato che nessuna scoperta di manoscritti biblici precedenti avrebbe potuto sfidare qualsiasi dottrina già affermata sulla base della Bibbia. Questo fatto è stato confermato più volte dall’epocale scoperta di Tischendorf da ulteriori scoperte di manoscritti biblici ancora anteriori, come i papiri Chester Beatty, che contengono parti di quindici libri del Nuovo Testamento risalenti al III secolo, e il papiro Bodmer, che sono anche anteriori, risalenti parzialmente fino al secondo secolo. La pubblicazione di questo primo manoscritto del quarto secolo, il Codex Sinaiticus, non ha mancato di produrre anche un impatto sulle autorità vaticane. Non solo stabiliva Tischendorf come autorità ineguagliabile sul Nuovo Testamento greco, ma alleviava pure qualsiasi timore che la pubblicazione dei primi manoscritti della Bibbia sarebbero potuti essere dannosi per la chiesa o per i suoi insegnamenti. Il risultato fu che Tischendorf  ricevette finalmente il permesso di pubblicare l’ambìto e più famoso manoscritto della Bibbia del Vaticano, il Codex Vaticanus. La sua edizione del Nuovo Testamento di questo codice ha visto la sua nascita nel 1867 con il titolo di Novum Testamentum Vaticanum. Un anno dopo fece seguito un’edizione ufficiale rilasciata dalle autorità pontificie. La penna versatile di Tischendorf ha continuato a produrre importanti edizioni testuali e studi fino a quando il numero di libri pubblicati durante la sua vita ha raggiunto le settantadue unità.

Mentre si avvicinava all’età di 60 anni, durante la pianificazione di un altro viaggio verso il Medio Oriente per cercare altri più antichi manoscritti della Bibbia, oltre ad una proposta di viaggio verso il Nuovo Mondo, un colpo pose fine al suo lavoro. Quando morì il 7 dicembre 1874, un vero guerriero cristiano e un grande biblista scomparvero. Nelle sue ultime volontà rivelava la sua fede incrollabile nella guida di Dio per tutta la vita, proprio come lo era stato nel suo lavoro testimone di questa fede. In una parte di esse aveva dichiarato:“Dio mi ha dato una vita felice e ricca, coperta dalle sue benedizioni. Fatica e duro lavoro sono stati il mio fardello, ma erano veramente preziosi. Possa Dio mettere le Sue benedizioni anche sulle cose che lascio dietro di me. Esse sono la Sua opera”.

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Tischendorf e il Nuovo Testamento di S. Horn
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©Pierluigi Luisetti