Premessa di P. Luisetti 

1 ♦ Questo saggio di Humberto Rasi “El cristiano ante la fe y la razón” che sta alla base della mia traduzione, è stato pubblicato sulla rivista avventista, DIALOGO universitario, vol. 15, numero tre, Anno 2003, edizione spagnola.

Va detto e ricordato che il Dr. Rasi nel 1989 è stato il fondatore di questa prestigiosa pubblicazione quadrimestrale che, non avendo subìto interruzioni negli anni, esiste tuttora. Rivolgendosi agli studenti universitari avventisti nelle università e colleges pubblici, la sua speranza era quella di incoraggiarli a conoscere, vivere e condividere la loro fede mentre studiavano in un ambiente che a volte è ostile alle credenze, ai valori e allo stile di vita biblici.    La medesima rivista universitaria fece la sua apparizione, in parallelo, nella lingua inglese, spagnolo, francese, portoghese. Solo dal 2014 in poi si è aggiunta anche la regolare edizione italiana tradotta dall’inglese da Sara Minò, cosa che potrà senz’altro fare piacere a molti.

2 ♦ Tutti i volumi del quadrimestrale disponibili nella rispettiva lingua, già a partire dalla prima uscita, si possono scaricare dal web gratuitamente nel formato PDF senza la necessità di doversi registrare. Nel sito è disponibile anche un motore di ricerca molto utile. Per aprire la pagina vai al seguente link: https://dialogue.adventist.org/archive

3 ♦ Si sappia che in questa mia compilazione ho rinunciato di proposito ai numerosi riferimenti e alle abbondanti note contenute nell’appendice del saggio in lingua spagnola. Dal mio punto di vista la propongo tanto più come stimolante riflessione comprensibile a tutti i livelli culturali, in quanto la mia traduzione non ha uno scopo divulgativo accademico o universitario, dove il rimando alle fonti bibliografiche in quel campo è un’esigenza che si pone. Per afferrarne i contenuti ritengo che sia sufficiente disporre di un’istruzione scolastica ordinaria, di base.

Fine premessa di P. Luisetti.

Saggio del Dr. Humberto M. Rasi, Department of Education, General Conference of the Seventh-day Adventist Church (1990-2002). Il cristiano di fronte alla fede e alla ragione.

Amare Dio con tutta la nostra mente e il cuore è integrare fede e ragione nelle nostre attività, dando priorità a Dio nelle nostre vite.

“Signore, non farmi mai usare la mia ragione contro la Verità”. Preghiera ebraica.

Qual è la giusta relazione tra fede e ragione nella vita del credente? Questa domanda ha suscitato un interesse appassionato tra i cristiani a cui piace riflettere. L’argomento è di particolare interesse per studenti universitari, ricercatori e professionisti che desiderano integrare la fede e la ragione nelle loro vite. La tensione è esacerbata perché molti dei nostri contemporanei danno per scontato che le persone intelligenti non siano religiose o, se lo sono, preferiscono mantenere le loro convinzioni private. In che modo gli intellettuali cristiani di altri tempi hanno affrontato questo dilemma?

In questo articolo delineeremo diverse opzioni, rivedremo gli insegnamenti biblici sull’argomento e proponiamo un approccio che soddisfi la nostra passione per credere in Dio e per coltivare allo stesso tempo una fede ragionevole.

Premesse e definizioni

Secondo la Bibbia, Dio ha creato Adamo ed Eva all’inizio della storia umana e li ha dotati di razionalità, “con la facoltà di pensare e di fare”. Mentre esercitavano questa abilità, i nostri primi genitori disobbedirono a Dio e come risultato persero la loro dignità e la loro casa edenica. Sebbene abbiamo ereditato gli effetti della loro caduta, Dio ha preservato la nostra capacità di pensare, fidarsi e prendere decisioni. In effetti, uno degli obiettivi dell’istruzione avventista è quello di formare “i giovani ad essere pensanti, e non semplici riflettori dei pensieri degli altri uomini”. Prima di procedere, dovremmo definire alcuni termini:

La fede, da una prospettiva cristiana, è un atto della volontà che decide di riporre la sua fiducia in Dio, rispondendo alla sua auto-rivelazione e agli appelli dello Spirito Santo alla nostra coscienza. La fede religiosa è più forte di una credenza, perché include la decisione di vivere e persino morire per le nostre convinzioni.

La ragione è l’esercizio della capacità mentale di comprendere, esaminare, discernere e accettare un concetto o un’idea. Il nostro ragionamento cerca chiarezza, coerenza e prove accettabili.

Credere è l’atto mentale di accettare un concetto o una persona come reale o vera. Certo, è possibile credere in qualcosa o qualcuno che non è vero o reale.

La volontà è la capacità e il potere di scegliere una credenza o una linea di condotta rispetto ad altre opzioni.

Decidere consiste nel libero esercizio di quella capacità. La ragione e la fede sono collegate in modo asimmetrico. È possibile credere che Dio esista (la ragione) senza fidarsi di lui (la fede). Ma non è possibile credere e avere fiducia in Dio (la fede) senza credere che lui esista (la ragione). Ho deciso personalmente di dare priorità alla fede nella mia vita intellettuale, accettando due affermazioni classiche: Fides quaerens intellectum (La fede vuole capire) e Credo ut intelligam (Credo di essere in grado di capire). La ragione gioca un ruolo importante nella vita di fede, ma non può sostituire la fede. Per il cristiano, lo scopo ultimo della vita non è acquisire più conoscenza. L’obiettivo principale è stabilire una relazione di intima amicizia con Dio, che ci porta ad obbedire a lui e a servire gli altri motivati dall’amore.

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Il cristiano di fronte alla fede e alla ragione

PDF di Humberto Rasi, 8-9 pagine nelle 5 lingue.

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© Pierluigi Luisetti